Questo Blog vuole essere punto di riferimento per gli operatori ecologici operativi nel settore del recupero della plastica di scarto.
Le "isole di plastica" sono uno degli effetti più devastanti della dispersione dei rifiuti nelle acque marine, gli oceani presentano ormai numerose formazioni di questo tipo ma tale problematica ci riguarda anche molto da vicino, come dimostra l'isola grande circa una decina di chilometri formatasi recentemente nel Mar Mediterraneo, tra la Corsica e l'Elba.
La notizia non è del tutto inedita, secondo quanto rivelato da Legambiente
Arcipelago Toscano si tratterebbe infatti di un fenomeno periodico correlato
alle forti piogge che in alcuni casi coinvolgono il fiume Arno collocato a
Nord rispetto all'Elba. Teoricamente le correnti marine del nord-ovest del
Mediterraneo dovrebbero determinare un flusso costiero, ma il blocco dovuto
all'Elba porterebbe ad un accumulo con conseguente creazione di lunghe strisce
di rifiuti dirette verso la regione francese.
Quelli plastici, che richiedono un lungo periodo prima di degradare e possono
galleggiare per svariati anni, rappresentano i principali componenti di tale
forma di inquinamento.
Ad essere peculiari sarebbero invece le caratteristiche di tale formazione. Essa infatti si differenzierebbe dalle isole di plastica che si formano tradizionalmente negli oceani perché non sarebbe permanente ma tenderebbe a ricrearsi quando si verificano condizioni favorevoli come per esempio precipitazioni particolarmente intense, una volta creata una nuova isola potrebbe continuare a galleggiare compatta per settimane o addirittura per mesi.
Nello stesso modo si tratterebbe di una formazione diversa da quella individuata non molto lontano, tra l'Elba, la Corsica e Capraia, che oltre ad essere permanente sarebbe stata creata dall'accumulo di rifiuti di piccolissime dimensioni, mediamente non superiori ai 2 mm. Per questo motivo quest'ultima verrebbe definita più propriamente come una "zuppa di plastica" e non come un'sola.
Secondo gli esperti soltanto il 15% dell'isola di plastica rimarrebbe in superficie, con un effetto già di per sé devastante per l'ambiente marino, il restante 75% verrebbe distribuito in buona parte nei fondali o disperso sulle spiagge. Si pensa che i numerosi episodi di spiaggiamento dei cetacei a cui si è assistito quest'anno in Italia (Palermo, Cefalù, Porto Cervo) siano imputabili alla grande quantità di plastica rilevata negli stomaci di questi animali.
Stando a quanto affermato dai ricercatori che monitorano il fenomeno, esso sarebbe costituito per almeno il 50% da plastica monouso. In questo senso è quindi possibile salutare con favore la Direttiva UE che entro il 2021 metterà al bando oggetti come cannucce, posate, bastoncini per cotton-fioc, tazze e contenitori realizzati per essere utilizzati e subito trasformati in rifiuti.
L'eliminazione delle isole di platica rimane comunque un problema di difficile soluzione, esse infatti sono formate da oggetti la cui plastica è spesso altamente deteriorata e il cui recupero è molto costoso. Ciò ne limita le possibilità di riciclo rispetto ad altri prodotti, come per esempio le reti dei pescatori, che possono essere riparati o trasformati dopo il recupero.