Riciclo della plastica: il modello tedesco

Mentre l'Unione Europea ha deciso di mettere al bando gli oggetti realizzati in plastica monouso (cannucce, posate, contenitori..) a partire dal 2021, in Germania, uno dei paesi dove il riciclo dei rifiuti trova la sua espressione più efficiente, si prova a rispondere ad una domanda complessa: come mai, nonostante tutti gli sforzi fatti negli anni per costruire un'economia circolare partecipata, tantissimi oggetti di plastica che dovrebbe essere riciclata finiscono comunque tra i rifiuti?

Prima di analizzare l'argomento in modo approfondito è utile ricordare che la Germania riesce oggi a riciclare il 68% dei rifiuti prodotti in ambito domestico (dati Eurostat aggiornati al 2017), per operare un semplice confronto basti pensare che in Gran Bretagna questa percentuale si attesta sui 44 punti, mentre negli USA non si andrebbe oltre un poco significativo 26%.

Per raggiungere questo risultato il paese mitteleuropeo ha realizzato una rete di smistamento capillare, ha agito ben prima di altri stati (la prima legge sugli imballaggi risale agli anni '90) e ha fatto tesoro dell'esperienza maturata con il recupero delle bottiglie in vetro tramite il cosiddetto "vuoto a rendere".

Andrebbe poi segnalata un'importante opera di sensibilizzazione a carico dei produttori di imballaggi, obbligati per legge a partecipare al programma denominato "Green dot system" che prevede un contributo in solido per il sostegno del recupero dei rifiuti e del loro smistamento.
Da non dimenticare inoltre una cultura improntata al rispetto rigoroso delle regole che guida i comportamenti della maggior parte dei Tedeschi.

Ma torniamo alla domanda iniziale: se è vero che quasi tutti i rifiuti derivanti dagli imballaggi usati vengono raccolti, perché solo il 48% di questi viene effettivamente riciclato? Per rispondere è possibile fare riferimento a diversi fattori:

  • in molti casi si tratta di rifiuti di piccole e piccolissime dimensioni, questo ne rende molto difficoltoso (quando non impossibile o troppo costoso) il recupero;
  • le componenti di diversi prodotti devono essere separate prima di poter essere destinate al riciclo e non di rado si tratta di un'operazione troppo complessa, poco conveniente o dalla scarsa resa;
  • alcuni oggetti usati, come per esempio i contenitori per alimenti, sono fortemente inquinati e sporcati dal cibo con un danno già in fase di differenziazione dei rifiuti;
  • alcune plastiche rappresentano un elemento di contaminazione per le altre plastiche, creando problemi a livello di efficienza del riciclo;
  • esistono plastiche che molto semplicemente non sono convenienti da riciclare, spesso perché usate di rado;
  • può accadere che i cittadini producano più rifiuti di quanto l'industria sia disposta a riciclare;
  • tra le aziende esiste ancora una diffusa ed errata percezione riguardo al fatto che la plastica riciclata sia di "qualità inferiore".

Per trovare una soluzione la Germania ha quindi deciso di intervenire partendo da una legislazione ancora più attenta. Ecco quindi che entro il 2022 si dovrà raggiungere un tasso di riciclo della plastica (in ogni sua forma) pari al 90%. Unita al divieto di produrre e commercializzare oggetti in plastica monouso, questa misura dovrebbe consentire di risolvere in buona parte anche il problema relativo agli imballaggi spesso conferiti alle discariche o dispersi nell'ambiente.

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