Questo Blog vuole essere punto di riferimento per gli operatori ecologici operativi nel settore del recupero della plastica di scarto.
L'eccessiva produzione e il mancato riciclo della plastica generano, tra gli altri, due problematiche dal preoccupante impatto ambientale; la generazione di microplastiche e la formazione di vere e proprie "isole" formate da rifiuti che galleggiano nel mare.
In entrambi i casi i danni per l'ecosistema (non soltanto quello marino) nonché per la salute della fauna (non soltanto quella marina) si fanno via via più gravi man mano che l'attuale situazione viene trascurata.
Secondo i dati contenuti in un rapporto stilato dai ricercatori dell'Unep, cioè l'Agenzia ambientale dell'ONU, finirebbero quotidianamente nelle acque del Mar Mediterraneo ben 731 tonnellate di rifiuti plastici; il Paese meno rispettoso dell'ambiente da questo punto di vista sarebbe la Turchia con 144 tonnellate al giorno, seguirebbero la Spagna con 125 tonnellate e la Penisola con poco meno di 90 tonnellate.
Questa mole di materiale avrebbe un ruolo fondamentale nella produzione delle microplastiche, particelle microscopiche non biodegradabili che vengono ingerite dai pesci riuscendo ad inquinare una catena alimentare a cui partecipa anche l'uomo.
A questo riguardo vale la pena di ricordare che il Mediterraneo presenta una concentrazione di microplastica nettamente superiore rispetto a quella di altre aree marine come per esempio l'Oceano Pacifico (1.25 milioni di frammenti di plastica per chilometro quadrato contro i 335 mila).
La situazione peggiore sarebbe stata registrata nel tratto di mare tra la Corsica e la Toscana con 10 chili di microplastiche per ogni chilometro quadrato.
Spaventoso e ancora più evidente il fenomeno delle "isole di plastica", in questo caso però al problema sarebbero interessati in particolare gli oceani.
Attualmente le isole di plastica identificate sarebbero 5: 2 in mezzo all'Atlantico, altre 2 in pieno Pacifico e una nell'Oceano Indiano.
Terrificante la visione della famigerata Pacific garbage patch, una massa coesa di rifiuti situata tra la California e le Hawaii nonché estesa per oltre 10 milioni di chilometri quadrati.
Nata negli anni '50, questa anomalia ambientale, dovuta al raccoglimento dei rifiuti all'interno di un vortice, continuerebbe a cresce da decenni.
Due le soluzioni a queste problematiche: una minore produzione di plastica, e in particolare di oggetti monouso realizzati in materiale plastico, e un maggior ricorso al riciclo.
Le isole di plastica rappresentano un'enorme fonte per il recupero e la produzione di materia prima seconda, utilizzarle per il riciclo potrebbe garantire importanti vantaggi sia dal punto di vista economico che ambientale.