Il COVID colpisce anche l'economia circolare

L'emergenza determinata dalla pandemia di Coronavirus che ha ormai coinvolto tutto il Pianeta è stata causa, tra i suoi molteplici effetti negativi e spesso tragici, anche di una crisi economica a danno di diversi settori. Nemmeno l'economia circolare è sfuggita alla congiuntura creatasi improvvisamente nel 2020 e le conseguenze per il comparto si sarebbero rivelate particolarmente pesanti anche per il nostro Paese.

Le ragioni di tale situazione andrebbero ricercate innanzitutto nel crollo della domanda derivante dal rallentamento, e in molti casi dall'arresto, di attività produttive legate al trattamento e alla trasformazione delle materie prime seconde, e in varia misura anche da mercati sostanzialmente chiusi in molte aree del Mondo nonché dalla netta diminuzione dei prezzi associati ai materiali dai riciclo.

Per far fronte a questo stato di crisi il consiglio di amministrazione del CONAI (Consorzio nazionale imballaggi) ha stabilito che, a partire dal primo gennaio del 2021, il contributo ambientale utilizzato per sostenere le attività di raccolta e valorizzazione dei rifiuti da packaging provenienti (soprattutto) dalla raccolta urbana, subirà un rincaro. A titolo di esempio per gli imballaggi appartenenti alla cosiddetta fascia B2, cioè quelli selezionabili e riciclabili da circuito domestico, il contributo passerà da 436 euro a tonnellata a 560 euro a tonnellata, mentre per quelli di fascia C, cioè gli imballaggi non riciclabili stando alle tecnologie attualmente disponibili, si avrà un aumento da 546 euro a tonnellata a 660 euro a tonnellata.

A motivare tale delibera vi sarebbe in primo luogo il maggior consumo di prodotti imballati registratosi durante il periodo primaverile caratterizzato da una forte diminuzione della mobilità personale, quello stesso lockdown che in autunno è stato riproposto con parziali rimodulazioni in alcune regioni della Penisola. In secondo luogo andrebbe considerata la minore tendenza (quando non l'impossibilità) di effettuare consumazioni fuori dalla propria abitazione, altro fattore che avrebbe determinato una maggiore produzione di rifiuti destinati alla raccolta differenziata.

Quest'ultima non è stata mai interrotta, neanche nei periodi in cui l'emergenza sanitaria ha toccato il suo apice, ma ad una più elevata quantità di rifiuti è corrisposto un forte decremento in termini di valore del materiale destinato al riciclo per il calo della domanda.

Come testimoniato da Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta), l'aumento nel corso del 2020 dei conferimenti di imballaggi in plastica sarebbe stato di almeno il 5%, un incremento che si sarebbe verificato contemporaneamente ad una riduzione delle quantità per le quali è stato corrisposto il contributo ambientale.

Contestualmente sarebbe stato registrato un calo a carico dei ricavi derivanti dalle aste misurabile intorno al 50%, questo perché le aziende che utilizzano materiale riciclabile nei propri processi produttivi avrebbero manifestato un interesse nettamente inferiore all'acquisto.

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