La Danimarca non vuole più bruciare la plastica

Come spesso accade ai Paesi scandinavi, anche la Danimarca è sempre stata una nazione all'avanguardia per quanto riguarda le politiche ambientali. Ma secondo quanto dichiarato dal Ministero dell'ambiente di Copenaghen, ogni anno i Danesi bruciano circa 370 mila tonnellate di plastica, molte meno anche in proporzione rispetto ad altre realtà del Pianeta ma comunque troppe per uno stato che ha tra i suoi principali obbiettivi quello di ridurre drasticamente le emissioni di CO2 nell'atmosfera.

Si calcola infatti che mantenendo gli attuali ritmi di crescita della raccolta, entro il 2030 la sola combustione della plastica in Danimarca produrrà gas serra per non meno di 1 milione di tonnellate.

Come prevenire un fenomeno che potrebbe contribuire ulteriormente ai cambiamenti climatici in atto?

La risposta del Governo danese può essere riassunta in un deciso cambio di rotta: basta con gli inceneritori e via libera alle politiche che sostengono il riciclo della plastica e l'economia circolare. Se tutto dovesse andare come previsto da Lea Wermelin, titolare del dicastero dell'Ambiente, e da Dan Jørgensen, Ministro per le Politiche Energetiche, entro i prossimi 5 anni il quantitativo di plastica attualmente conferito agli inceneritori dovrebbe essere ridotto fino all'80%.

Non parliamo di un'iniziativa estemporanea, ma del risultato di una programmazione di lungo periodo iniziata nel 2014 con il progetto intitolato "Denmark without waste: recycle more, incinerate less". Quest'ultimo ha già dimostrato da tempo la sua efficacia, si pensi infatti al famoso impianto di Amager Bakke, noto per il fatto di ospitare una pista da sci, che teoricamente potrebbe smaltire per combustione fino a mezzo milione di tonnellate di plastica all'anno trasformandole in energia; le politiche ambientali della Danimarca si sarebbero dimostrate così efficaci che ora l'inceneritore risulterebbe pesantemente sottoutilizzato e l'impianto è stato parzialmente convertito per la trasformazione delle biomasse.

Nel prossimo futuro la exit strategy iniziata circa 6 anni fa da Copenaghen dovrebbe essere quindi applicata in modo ancora più deciso. Considerando la serietà con cui i Danesi affrontano le questioni ambientali, fanno quasi sorridere le affermazioni rilasciate qualche tempo fa' dalla Ministra Wermelin, secondo cui nel Paese si farebbe un utilizzo ancora troppo diffuso di oggetti prodotti in plastica monouso e la raccolta differenziata dovrebbe essere resa molto più efficiente di quanto non lo sia ora.

A parziale discolpa della sua severità è però utile chiarire che tale discorso era riferito a specifiche tipologie di packaging, come per esempio i sacchetti per i congelatori e i vassoi per la carne, che persino in Danimarca verrebbero troppo spesso dispersi invece che recuperati.

Un altro elemento interessante per comprendere le decisioni dell'esecutivo scandinavo riguarda il fatto che molto del materiale incenerito in Danimarca proviene da Paesi esteri, questo perché inizialmente il Paese aveva puntato con forza sulla produzione di energia tramite combustione dei rifiuti per la produzione energetica, decidendo di incentivare le importazioni. La discussione politica in atto è quindi incentrata parzialmente anche sull'opportunità di diminuire notevolmente queste ultime, ciò nel caso in cui la nazione non abbia la possibilità di rafforzare in modo sufficiente i propri impianti dedicati al riciclo.

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