Dal PVC ai tecnopolimeri

Tra le esigenze che la plastica era chiamata a soddisfare durante la prima metà del secolo scorso vie era la necessità di reperire materiali che potessero sostituire alcuni prodotti naturali scarsamente disponibili, urgenza che si fece particolarmente pressante negli anni del secondo conflitto mondiale.
Ecco perché, in particolare grazie a ricerche svoltesi in Germania, vennero sviluppati i poliuretani come alternativa alla gomma.

Le scoperte effettuate all'inizio del '900 vennero sviluppate per semplificarne l'adozione in ambito produttivo, tanto che già a partire dal 1939 vennero impiegati industrialmente i primi copolimeri cloruro-acetato di vinile; il cloruro polivinile, o PVC, si rivelò per esempio ottimale per la produzione dei dischi da riprodurre tramite fonografi.
Ma la vera e propria affermazione della plastica come fenomeno di massa cominciò a delinearsi dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando diversi materiali impiegati massicciamente per lo sforzo bellico cominciarono ad essere sfruttati anche in ambito civile.

All'inizio degli anni '50 le resine melammina-formaldeide (comunemente dette "fòrmica") permisero e permettono tuttora di realizzare laminati con cui arredare uffici e abitazioni, così come di stampare stoviglie sopportando costi estremamente contenuti. Nello stesso modo le fibre sintetiche come il poliestere o il nylon divennero rapidamente un'alternativa ai prodotti naturali utilizzati fino ad allora.
Gli anni '50 registrarono anche il successo tardivo del polietilene, risalente a circa 20 anni prima, che venne impiegato ampiamente nei processi di produzione sfruttando il suo elevato punto di fusione.
Fu poi Giulio Natta ad ottenere il polipropilene isotattico nel 1954; come riconoscimento del suo contributo e per gli studi sui catalizzatori di polimerizzazione dell'etilene, lo scienziato italiano vinse il Premio Nobel insieme al collega Tedesco Karl Ziegler; a quest'ultimo il merito di aver isolato il polietilene soltanto l'anno prima.
Altro anno fondamentale fu il 1957, a partire dal quale il polipropilene verrà prodotto industrialmente con il marchio Moplen, uno dei simboli più conosciuti del boom economico italiano.

Gli anni '60 videro poi la plastica superare i confini dell'industria per divenire un materiale utilizzato in settori come l'arte, la moda e il design. Questo sdoganamento al di là degli ambiti produttivi testimoniava come la plastica fosse ormai un elemento integrante del vivere quotidiana, con milioni di persone che ogni giorno utilizzavano manufatti di qualsiasi tipo basati su di essa. La plastica era diventata uno dei marchi di fabbrica della modernità.

Ma da allora la ricerca non si è fermata e oggi assistiamo ad una diffusione sempre più ampia dei tecnopolimeri, materiali dotati di una resistenza termica e meccanica non di rado superiore ai metalli speciali e alla ceramica; ecco perché vengono impiegati per creazione di palette per turbine, componenti di motori per gli aviogetti, pistoni e fasce elastiche per le auto.
Tra di essi il TPX (polimetilpentene), usato nella creazione di articoli per i laboratori clinici, i poliimmidi, componenti di motori o forni a microonde, e il policarbonato, usato anche per realizzare i caschi spaziali degli astronauti, gli scudi antiproiettile e le lenti a contatto.

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